Pubblichiamo qui la lectio magistralis che Emanuele Macaluso ha tenuto a Livorno il 6 aprile scorso in occasione delle iniziative di Legacoop per il suo 130° anniversario.

 

A me sembra molto significativo e interessante il tema che mi è stato chiesto di svolgere in questa conversazione con voi, perché si tratta di vedere e di ripensare cosa è stato il movimento cooperativo italiano nel rapporto con il grande movimento dei lavoratori, con la sinistra, con l’emancipazione che ha segnato la vita di tante persone e anche la storia del nostro Paese. Io penso appunto che ci sia stato un intreccio profondo tra questi movimenti, ed è un rapporto che nasce da un modo di pensare la società, un sentimento antico: l’idea che le persone, gli uomini e le donne, nascono uguali. L’uguaglianza delle persone: è questo il tema che ha animato per tanti anni la società, tante persone, tanti lavoratori e tanti intellettuali. I primi socialisti utopisti, basti pensare a Tommaso Campanella, sono della seconda metà del cinquecento e si ponevano già il problema di dove va la società e se questo tema, il tema dell’uguaglianza, fosse un tema da porre già in quel momento storico. A questo è seguito uno sviluppo impetuoso e diverso quando si è affacciato il capitalismo e quindi il problema del socialismo; il problema del rapporto dei lavoratori con la società e con il capitale. È il tema che ha animato il secolo scorso, ma io penso animi anche l’attualità, quello della lotta di classe. Lotta di classe che oggi cambia senso, cambia anche i modi di porsi; perché cambiando il capitalismo e la società sarebbe schematico pensare che anche le forme di lotta di classe siano uguali a quelle dell’ottocento, del novecento, o del duemila…

 

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